La Fullonica di Stephanus

Una delle cose da inserire nei vostri itinerari per visitare Pompei è la fullonica di Stephanus, bellissimo esempio di quelle che erano le lavanderie di questa vivace città romana.
Sarà molto interessante vedere come erano organizzate queste attività, tra le più redditizie dell'economia dell'impero romano.

I lavori degli archeologi negli scavi di Pompei hanno riportato alla luce diverse fulloniche sparse per la città, anche se quella di Stephanus (sappiamo il nome del proprietario grazie a scritte a carattere elettorale ritrovate sulla porta), molto ben conservata e frutto di restauri terminati nel 2015, è senz'altro la più famosa. Non perdetevela, specie se siete a Pompei con bambini!

Si trova su via dell'Abbondanza 7, vicinissima alle Terme stabiane, al Teatro grande e al Thermopolium di Vetutius Placidus.

Struttura della fullonica 

La fullonica di Stephanus si sviluppava su due piani. il prio era il luogo dove effettivamente si svolgeva la lavorazione, il secondo ospitava l'abitazione e una terrazza dovesi mettevano ad asciugare i panni. Venne costruita dopo il terremoto del 62 d.c., trasformando quella che era una casa ad atrio. Quest'ultimo, come pure il soggiorno e il triclinio vennero riadattati e forniti  di vasche per la lavorazione, mentre l'impluivium venne dotato di una cornice in rilievo e destinato al lavaggio dei tessuti più delicati.

L'attività della fullonica prevedeva sia i lavori di finitura dei tessuti, che dovevano essere sgrassati dopo essere stati filati e tessuti, sia quelli di semplice pulizia dei vestiti usati. 
Portare a lavare un vestito costava 1 danario,non era quindi molto costoso.

Nell'ingresso dell'edificio è stato ritrovato uno scheletro di un uomo di mezza età, con un sacchetto pieno di sesterzi. Si tratta probabilmente del proprietario, Stephanus, che cercava di scappare dall'eruzione portando con sé l'incasso dell'intera giornata.

LE FASI DI LAVORO

Prima fase: per prima cosa bisognava ripulire il tessuto. Lo si faceva in una vasca ovale dove gli schiavi pestavano la stoffa con i piedi in un misto di acqua soda e spesso urina, sia animale (la più pregiata era quella di dromedario, che si faceva arrivare anche dall'oriente) sia umana.
Vista la grande quantità di urina necessaria, agli angoli delle strade si trovavano delle anfore con un'apertura laterale dove chiunque poteva depositare la propria.
Uno schiavo passava con regolarità a ritirarla.
L'imperatore Vespasiano mise addirittura una tassa sull'urina delle tintorie che destò polemiche a cui l'imperatore rispose con la celebre frase "Pecunia non olet"

Seconda fase: finito il lavaggio i tessuti venivano sciacquati in vasche poste a livelli diversi e comunicanti fra loro a cascata. Questo per eliminare ogni traccia del materiale usato. 
In questa fase veniva usata argilla smectica del Marocco o dell'isola di Ponza e si continuava poi il lavaggio e la battitura, per rendere la trama dei tessuti più compatta.

Terza fase: i panni venivano poi stesi sull'ampio terrazzo, dove sia faceva anche la zolfatura che serviva a rendere i tessuti più lucenti. I tessuti bianchi venivano stesi su un braciere ingabbiato da canne (vimea cava) che emanava esalazioni .

Quarta fase: l'ultimo passaggio era la stiratura per cui i panni venivano messi sotto grandi presse a vite.

La corporazione dei fullones giocava un ruolo importante nell'economia e nella politicacome documentano le numerose iscrizioni elettorali rinvenute. Erano votati alla dea Minerva e avevano un animale totem, la civetta (ulula), sacra alla dea.
A capo della corporazione c'era Eumachia, sacerdotessa di Venere a Pompei. In seguito alla morte del marito, ereditò la sua attività commerciale, dedita alla produzione della lana, diventando così una delle personalità più influenti della città.

E' possibile visitare Pompei al momento? Assolutamente si! Ma solo nei giorni feriali, nei consueti orari (9,00 - 17,00 con ultimo ingresso 15,30) e seguendo pochi e semplici accorgimenti per la prevenzione del contagio da Coronavirus. Clicca qui per saperne di più

ok
X

By continuing to use the site, you agree to the use of cookies. more

The cookie settings on this website are set to "allow cookies" to give you the best browsing experience possible. If you continue to use this website without changing your cookie settings or you click "Accept" below then you are consenting to this.

Close