8 cose da visitare a Pompei

L’Anfiteatro di Pompei

Situato nella zona sud-est degli scavi, l’Anfiteatro di Pompei è tra i più antichi e meglio conservati nel suo genere. Teatro di atrocità - lotte gladiatorie con gli animali più feroci - l’Anfiteatro risale al 70 a.C. A seguito del terremoto del 62 d.C., l’edificio viene parzialmente distrutto e in seguito ristrutturato. Durante l’eruzione del 79 d.C., ceneri e lapilli ricoprono interamente l’Anfiteatro - forse anche per questo motivo così ben conservato. La grandezza della struttura è tale da poter, allora come oggi, ospitare fino ad un massimo di 20 mila spettatori: un pubblico degno di grandi concerti rock. Fa dunque sorprendere sapere che, nel 1973, i Pink Floyd abbiano deciso di esibirsi nell’Anfiteatro di Pompei live, ma a porte chiuse. Zero spettatori per un concerto rock epico. Nel gennaio 2018, alcune testate giornalistiche hanno messo in dubbio la possibilità di lotte tra gladiatori all’interno del teatro. Queste notizie non sono ad ogni modo riuscite a fermare le orde di turisti che - come ogni anno - affollano gli scavi di Pompei più di ogni altro sito archeologico al mondo.

2. Grande e Piccolo Teatro

I due teatri di Pompei, segnati del terremoto e dell’eruzione del Vesuvio nel I secolo d.C., sono stati riportati alla luce durante l’età borbonica. Entrambi erano punti di incontro e luoghi di cultura e d’arte per il popolo pompeiano.  Il Grande Teatro, struttura di un’epoca precedente, è stato completamente ricostruito nel II secolo a.C. e restaurato nel 80 d.C. in seguito ai danni del terremoto. Prima dell’eruzione del Vesuvio, il Grande Teatro vedeva il popolo assistere a spettacoli di mimi, commedianti, pantomimi e le cosiddette “atellane” - commedie in tono farsesco. Ancora oggi il Grande Teatro di Pompei è un luogo di incontro per appassionati: in estate, il suo palco ospita rappresentazioni teatrali e concerti. Il Piccolo Teatro è invece un edificio di epoca romana, costruito tra il 80 e il 75 a.C. Al tempo, spettacoli musicali e recitazioni di poesie intrattenevano i circa 1300 pompeiani nel pubblico. Questo stesso pubblico era accomodato in base alla classe politica e sociale, diviso in tre aree decorate e abbellite a seconda del benestare degli stessi..

3. Il foro

Nel IV secolo a.C. Pompei aveva già il suo Foro. Un centro di commercio ben collegato alle principali potenze locali. Purtroppo di questo antico Foro abbiamo poche notizie certe. A seguito della conquista romana della città, il Foro viene ampliato e modificato. Nel II secolo a.C. alle botteghe di commercianti si aggiungono edifici religiosi e politici. Una fila colonne in tufo, sostituite da alcune postume in marmo, viene costruita nello stesso periodo. Sulla piazza del Foro di Pompei si affacciano botteghe artigiane, edifici di pubblica amministrazione e luoghi di riunione per il popolo. Sommerso da ceneri e lapilli con l’eruzione del Vesuvio nel 79 d.C., il Foro di Pompei è stato riportato alla luce parecchi anni dopo la scoperta borbonica dei primi edifici. Era infatti il XIX secolo e gli scavi furono portati avanti per volere di Carolina Bonaparte.

4. L’Orto dei Fuggiaschi

L’Orto dei Fuggiaschi è sicuramente tra i punti di interesse più conosciuti negli scavi di Pompei. Inizialmente un quartiere residenziale, questa parte della città funge in seguito da vigneto. Qui si trovava anche un triclinio estivo con letti in muratura. L’Orto dei Fuggiaschi viene riportato alla luce tra gli anni ‘60 e 70 grazie al “metodo Fiorelli”: grazie al gesso colato nelle cavità aperte dagli scavi. Fu così che gli archeologi scoprirono le 13 sagome umane coperte dalle ceneri dell’eruzione mentre tentavano di mettersi in salvo. I calchi dei 13 - uomini, donne e bambini - giacciono ancora oggi nella posizione esatta del

5. Edificio di Eumachia

Sepolto da ceneri e lapilli nel 79 d.C., quello di Eumachia era un edificio pubblico di epoca romana. Molto incerta è la sua data di costruzione: alcuni la attribuiscono all’epoca tiberina, altri all’anno 7 a.C. Sappiamo però che questo edificio, costruito su ordine della sacerdotessa Eumachia - protettrice dei lavandai - è dedicato a Livia, madre di Tiberio. A che cosa servisse esattamente l’edificio non è ben definito: anche qui sono molti gli storici con pareri contrastanti. Ancora oggi non abbiamo risposte certe ma l’ipotesi più credibile è quella di ospitare il mercato della Lana della città di Pompei. L’edificio di Eumachia viene danneggiato dal terremoto del 62 d.C. e, al sopraggiungere delle ceneri, era ancora in fase di ristrutturazione. Portato alla luce in età borbonica, la caratteristica più particolare di questo edificio è la stanza adibita alla raccolta di urina, utilizzata al tempo come detersivo per i tessuti.

6. Le Lupanare e le Antiche Domus

Lupanare è il termine romano che si riferisce ai borghi di piacere e del sesso. In parole povere, i luoghi dove poter incontrare delle prostitute - cioè i bordelli. Uno dei più frequentati bordelli a Pompei è stato riportato alla luce con gli scavi borbonici. Era solo uno dei circa 25 bordelli presenti in città: da considerare il numero importante in rapporto agli abitanti di Pompei del tempo, stimati tra gli 8000 e i 10000. I lupanari sono quindi edifici a due piani adibiti alla prostituzione. Impossibile non trovarli: pur essendo situati agli angoli delle vie secondarie, bastava seguire i simboli fallici sulle facciate delle case. All’interno di questi edifici, alcuni dipinti in tema erotico accoglievano i clienti. Una piccola curiosità: al tempo, internet non esisteva ma i clienti dei lupanari potevano comunque lasciare una loro recensione sul servizio ottenuto. Ne sono state infatti ritrovate circa 120 sui muri degli edifici circostanti. Altri edifici storici di Pompei erano le Domus, con uno stile a metà tra le domus italiche e le case greche. Ne troviamo moltissimi esempi: circa il 70% dell’area urbana della città era composta da case. Le dimensioni delle abitazioni variano in base alla classe sociale dei proprietari ma mantengo gli stessi canoni architettonici: una pianta rettangolare, nessuna finestra, arredamento essenziale e si sviluppano su due livelli.

7. Casa di Sallustio

Una tra le Domus più conosciute dell’antica Pompei si trova nella parte più antica della città e risale al IV secolo a.C. Questa Domus prende il nome da una iscrizione elettorale trovata sulla facciata dell’edificio stesso, in cui si invitava il popolo a votare per un certo Sallustio. Il ritrovamento della Casa di Sallustio avviene per la prima volta tra il 1805 e il 1809. La Casa viene poi colpita e danneggiata da una bomba durante la Seconda Guerra Mondiale. Solo nel 1970 avvengono opere di restauro della domus pompeiana. Le caratteristiche dell’edificio sono quelle note per ogni domus di Pompei. Quella di Sallustio, in particolare, aveva anche un collegamento diretto alla bottega alimentare della porta accanto.

8. Villa dei Misteri

Questa Villa di epoca romana si trova a poche centinaia di metri all’esterno delle mura della città di Pompei, sul lato nord. Riportata alla luce per la buona parte nel 1909, la Villa dei Misteri è uno dei luoghi più visitati e affollati di tutti gli scavi di Pompei. Una parte della villa è in realtà ancora oggi sommersa dalle ceneri. Gli esperti affermano che non ci siano oggetti di interesse: così come poco interessanti sono i reperti trovati durante gli scavi dello scorso secolo. Ciò fa pensare a una probabile restaurazione in atto poco prima dell’eruzione del 79 d.C. Gli interni della villa presentano alcuni affreschi di ispirazione greca ed egizia. Tra di questi, il più importante è quello relativo al mito di Dioniso del I secolo d.C. Con la sua pianta quadrata e la posizione in cima ad una collinetta, la Villa dei Misteri gode di una spettacolare vista sul golfo di Napoli.

Leave a Comment

Your email address will not be published. Required fields are marked *